Archivio per aprile 2012 | Pagina di archivio mensile

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Si intitola “Puglia” ed è un lungometraggio tratto dalla serie “L’Italia vista dal cielo”, prodotto dalla Esso Italiana nel 1974 e restaurato nel 2004. Un susseguirsi di ambienti naturali e geografici diversi, raccontati dalle riprese di Folco Quilici e descritti dal grande autore Mario Praz. Un viaggio attraverso la storia della Puglia, delle sue civiltà, dei suoi aspetti controversi che la rendono unica e proprio per questo incantevole. Il filmato di Quilici, le sue descrizioni realistiche ed emozionanti regalano allo spettatore la possibilità di avvicinarsi e di conoscere i numerosi luoghi della terra pugliese, le sue molteplici sfumature che si svelano in tutta la loro autentica bellezza. Arte, cultura, storia. Una terra che ha visto il passaggio di numerosi popoli i cui segni sono ancora oggi evidenti. E così greci, romani, bizantini, aragonesi e anche la figura di Federico II, definito da Praz “uomo di genio, precursore dei tempi” hanno contribuito ad arricchire ed a rendere unica questa splendida regione.

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Alla scoperta della cittadina di Ugento in un documentario dal titolo “Itinerari” e curato da Claudio Rizzo.

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15 maggio 1935. A Tricase, cittadina dell’estremo lembo meridionale del Salento, le operaie tabacchine scendono in piazza per protestare contro la volontà degli esponenti locali del Regime fascista di trasferire in un altro luogo il “Consorzio”, lo stabilimento dove si lavorava il tabacco, eliminando così di colpo centinaia di posti di lavoro. La manifestazione presto degenera in un vero e proprio assalto al Municipio, che la forza pubblica respinge sparando sulla folla. Alla fine degli scontri, il bilancio di questa tragica vicenda sarà di cinque morti e diverse decine di feriti, e in seguito – anche per la dura repressione condotta dal Regime – una cappa di silenzio calerà su quella che Giuseppe Di Vittorio definirà “la rivolta di Tricase”.  Di questa e di altre storie tratta lo spettacolo “Memorie della terra”, in cui musica e racconto orale si intrecciano in un viaggio nella memoria del lavoro agricolo nel Salento della prima metà del novecento, il periodo storico che vide i lavoratori della terra reagire alle condizioni di odioso sfruttamento con una grande stagione di lotte politiche e sociali, culminate negli scioperi delle operaie tabacchine e nelloccupazione delle terre del feudo d’Arneo. Nel corso dello spettacolo, la lettura di alcuni racconti – tratti da una ricerca condotta a partire dalle testimonianze orali dei protagonisti – viene affiancata dalla esecuzione di canti tradizionali di argomento politico e sociale, che in molti casi contengono espliciti riferimenti alle vicende narrate. Ne emerge un racconto avvincente di una stagione fondamentale per l’emancipazione delle plebi meridionali e per l’affermazione dei diritti civili e sociali nel nostro paese, vista dal basso, dalla narrazione viva dei protagonisti.

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“Festival della Notte della Taranta” (Edizione 2010). Sul palco allestito a Galatina, in piazza San Pietro, si sono esibiti quattro diversi gruppi musicali. “Gli Sciacuddhuzzi”, ensemble di strumenti acustici di estrazione popolare (voce, violino, fisarmonica, chitarra, contrabbasso, tamburello), fondato da Francesco Attanasi, scomparso prematuramente, è ora diretto dal fratello Giuseppe e da Filippo Giordano, con la collaborazione di musicisti israeliani, greci e provenienti da altre zone d’Italia. Il gruppo dei “Menamenamò”, diretto da Luigi Mengoli, è impegnato da tanti anni in una ricerca etnomusicale sfociata nella raccolta, e successiva pubblicazione, di oltre 200 canti popolari salentini. Carlo De Pascali, in arte Canaglia, cresciuto con i Menamenamò fin dal 1996, ha presentato “Lu tamburreddu meu”, una celebrazione del più antico tra gli strumenti della tradizione musicale salentina.

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Si parla degli stupendi fondali di Tricase (Lecce) nella puntata di “Linea Blu” andata in onda il 6 settembre 2008 su Rai Uno.

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Con la “Festa della Vite” e del “Paesaggio del Parco del Negroamaro” iniziano a Novoli (Lecce) i lavori per la costruzione della grande “Fòcara”. Da piazza Aldo Moro, il corteo guidato dalle scolaresche dell’Istituto comprensivo di Novoli, attraversa le vie del paese per giungere in piazza Tito Schipa dove, alla presenza delle autorità civili e religiose, avviene la benedizione dei fasci di legna e dei mezzi agricoli. Cerimonia dal forte legame rituale con quel mondo contadino che ha dato origine e ha custodito per secoli la devozione verso il Santo del “fuoco”. La costruzione del falò rappresenta una festa nella festa che caratterizza tutto il periodo natalizio e culmina nella magica notte del 16 gennaio 2012.