Archivio per ottobre 2012 | Pagina di archivio mensile

Categoria: Libri, poesie e prosa

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Nella Romagna a cavallo tra l’800 e il ‘900 “la politica non è interesse e non è dottrinarismo: è azione, è passione, è ribellione”. Così sosteneva Torquato Nanni. E infatti lui, Benito Mussolini, Nicola Bombacci e Leandro Arpinati non potevano che nascere in quell’aspra e solatia terra. Sono loro, nomi altisonanti di un’epoca, i protagonisti di Sangue romagnolo. I compagni del Duce, il libro scritto dall’ex direttore de Il Resto del Carlino Giancarlo Mazzuca e dal decano dei giornalisti romagnoli Luciano Foglietta. Edito da Minerva Edizioni, il volume si è appena meritato il Premio Acqui Storia – Sezione storica divulgativa, perché “analizza nel profondo l’animo e la mentalità di un popolo sanguigno, unico nel panorama italiano e critico nei confronti del regime che operò spesso scelte che compromisero la vita dei tre biografati”. Al di là del duce, Bombacci è sicuramente il più conosciuto dei tre mentre Nanni e Arpinati lo sono molto meno. Il libro di Mazzuca e Foglietta si sofferma anche sugli assassinii di questi due a Malacappa.

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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Il mio paese è il centro, l’ombellico del Salento, così come piazza IV Novembre era l’ombellico di quel paese. Non è una piazza, in realtà è la strada principale che da nord a sud spacca in due il paese e lo priva di ogni intimità: non una meta quindi, ma un paese di passaggio. tranne quel punto dove la strada si allarga e si formano due “piazzole di sosta”, una di fronte all’altra, dove nessuno, per un motivo qualsiasi, si sarebbe mai fermato a sostare. Tranne i cani randagi e tutti quei ragazzi assidui frequentatori della piazza perché nelle case non c’era spazio sufficiente per tutti. La piazza era allora abitata. Almeno una volta al giorno, la casa, unico vano o due al massimo, veniva completamente oscurata e il ragazzo prima di uscire aiutava la madre a scacciare le mosche: dall’interno il ragazzo apriva e chiudeva ripetutamente lo spiraglio della porta che dava alla strada, con movimenti rapidi e regolari per indicare alle mosche un punto di luce e una via di uscita e la madre, partendo dall’angolo più interno ed opposto, sventolando un asciugamani , spingeva le mosche verso quello spiraglio di luce allora bastava spostarsi di lato, spalancare la porta e con rapidi colpi d’asciugamano, cacciarle via. Questa operazione, due o tre volte, e con le ultime mosche, quasi inseguendole, anche il ragazzo scappava via: restava la madre, a porta chiusa e in penombra, sola finalmente.

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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Iniziò così, come ogni cosa che viene alla vita, proprio come piaceva al vecchio Talete: iniziò tutto dall’acqua. Passeggiava un giorno su una spiaggia dell’est salentino, avanzava placido sulla sabbia, senza meta, mirando i lontani profili delle vette d’Albania, cenni tra la foschia all’orizzonte. Era solo. Radente all’acqua, in quel punto in cui non è più possibile fare un passo senza bagnarsi, abbassò gli occhi e lì, finalmente, vi trovò quanto il mare pareva gli volesse ad ogni costo consegnare: trascinata da chissà dove, una scarpa, misera, lacera, pietosa, solitaria e sfinita naufraga appartenuta a chissà chi. Egli la raccolse e la portò con sé, nella sua casa, quasi fosse un dono prezioso venuto da una fonte imperscrutabile. Dapprima se ne prese cura, la pulì, la lucidò, la lustrò con tenerezza, la fece pazientemente tornare alla vita dignitosa delle cose. Non pago, la volle poi bella. Non soddisfatto, la volle infine meravigliosa ed unica. La rivestì di colore, la tinse amorevolmente, la adornò, l’arricchì di ciò che a lui pareva fosse degna, ora dopo ora, per giorni, fino a fare della naufraga una regina, un sacrario della bellezza, stupore per tutti coloro che l’avrebbero lasciata su quella riva, fino a farla diventare, in breve, un’opera d’arte.

Categoria: Interviste e opinioni

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La notizia della morte del capitalismo è per lo meno prematura, il sistema economico sociale che da alcune centinaia di anni regge il mondo non è neanche malato, e basta guardare la Cina per convincersene e per leggere il futuro. In Oriente masse di contadini entrano nell’universo del lavoro salariato, lasciano il mondo rurale e diventano proletari. E’ nato un fenomeno nuovo, inedito nella storia: il capitalismo di Stato, dove alla vecchia borghesia illuminata, creativa, anche se rapace – come la descriveva Marx nel “Manifesto comunista” – sono subentrate istituzioni pubbliche. Insomma, non siamo all’apocalisse e nessuna rivoluzione è dietro la porta, semplicemente il capitalismo sta cambiando pelle. Eric Hobsbawm scende con una specie di montacarichi dalla ripida scala della sua casa di Highgate a Londra, non lontano dal luogo in cui riposa il suo grande maestro e ispiratore Karl Marx, appunto. Ha subito un’operazione per cui cammina male. Ha 95 anni, ma mentre il corpo mostra i segni dell’età, la testa di questo signore considerato il massimo storico contemporaneo, è quella di un giovane. Sta scrivendo un saggio su Tony Judt, un intellettuale britannico morto prematuramente, due anni fa. Parla alla Bbc, è attivo più che mai. E non ha mai smesso di essere marxista.