Archivio per gennaio 2013 | Pagina di archivio mensile

La piramide umana

Gen
2013
29

Categoria: Cultura e società

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senza tetto

di Rino Duma

Parto da una premessa. Come gli esseri umani, anche gli alberi sognano. Solitamente lo fanno d’inverno. Sognano di ricoprirsi di un rigoglioso mantello di foglie, di mettere fiori a bizzeffe e frutti a bizzeffe, per poi donarli all’altrui vita. È questa l’unica finalità che connota la vita degli alberi, oltre a quella legata alla loro riproduzione. Anche gli animali sognano, sognano ogni notte come gli umani. Il sogno ricorrente degli insetti è di succhiare polline in gran quantità, di mangiare foglie, di alimentarsi di bacche o di altri insetti. I predatori, dal loro canto, sognano di rincorrere una preda e di cibarsene, mentre quest’ultima spera di sfuggire, di non imbattersi nel suo eterno nemico o, magari, di trovarsi in un prato dove rimpinzare, con sazietà, lo stomaco.

Categoria: Storia salentina

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giovanni pascoli

Era solita starsene in disparte, come tutti gli altri barboni del quartiere. Atomi destinati a rimanere tali, senza il barlume di un contatto affettuoso degno di chiamarsi cosi. Puzzava più dei bidoni dell’immondizia vicino ai quali dormiva. Come tutti gli altri, del resto, quelli che speravano in qualche avanzo di cibo, la sera, quando spesso si rischia di impazzire per la fame, si diventa nervosi e si beve, si continua a bere per dimenticare i dolori e l’accidia e i possibili sogni, più pericolosi della fame.  Lei non beveva, ma trovava pace nelle frasi senza senso, sconnesse, che borbottava tra sé e sé. Era solita starsene sempre in uno stesso angolo, la sua casa di cartoni e stracci,le parole sussurrate a quel vento putrido che l’avvolgeva. Alcuni altri usavano un carrello del supermercato come giaciglio, scomodo e semovente, lei aveva quel suo cantuccio, dove le stelle l’avrebbero trovata sempre. Una sera di dicembre come tante. Gelida, fuori. Ghiacciata, dentro. Per lei. Nonostante i tanti strati di lana raccattata chissà dove che aveva addosso. Una bambina ed una mamma a passeggio, come tante.

Categoria: Storia salentina

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nicola cesari linformale mistico

Nicola Cesari, pittore di Maglie, porta voragini del sogno, del ricordo, del desidero, porta l’abisso nei suoi quadri. Suo professore all’istituto d’arte G. Pellegrino fu Vittorio Bodini, un genio pieno di orgoglio e di noia, pieno di vertigini ancora oggi poco compreso, un poeta scuro e duro che si vede fino in fondo al cuore, uno imparagonabile, incomunicabile, assurdo, condannato a giustificare le sue fughe e i suoi abissi. Un incontro che sarà fondamentale per la cultura artistica del giovane allievo. Nicola Cesari è artista finissimo, aristocratico, un ricercatore e sperimentatore, che svolge contemporaneamente l’attività di insegnante di discipline artistiche e di critico d’arte. La sua pittura è attratta inizialmente, come osserva Luigi Scorrano – dalle ustioni, dalle ferite, dagli strappi di Burri, o i frammenti delle cose quotidiane di un Rauschenberg, poi la ricerca pittorica e la sperimentazione si fanno incessanti e approda agli spazi cosmici.

Categoria: Storia salentina

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assedio di belgrado del 1456

Da qualche anno mi balenava nella mente cosa volesse indicare il toponimo Martiri che designa la località a ridosso dell’abitato galatonese in direzione est (per intenderci in direzione del feudo Tabelle – Galatina – Otranto). A farmi ritornare a ragionare sull’etimo è stata la pubblicazione dell’opuscolo dell’amico compianto avvocato Fernando Maglio, che nel 2008 diede alla stampa “Un po’ di Paese mio. La scuola dei sapienti di Galatone nella Japigia (motti e proverbi)”. Leggendo a pag. 10 la citazione del “De situ Japigiae” del Galateo riguardante Galatone, mi venne un guizzo intuitivo con una verosimile spiegazione al nome della contrada “Martiri”. La citazione è la seguente: “Nella guerra dei Turchi che sconvolse tutta la provincia Galatone, la prima, soffri i furori e le incursioni dei barbari da quella parte ove è diroccata”. Altre traduzioni pressappoco traducono allo stesso modo, ma quella riportata dal Maglio con la locuzione “soffrì i furori e le incursioni dei barbari da quella parte ove è diroccata” mi ha rimandato a precedenti guerre sostenute da Galatone. Si legge ancora nel “De situ Japigiae” in riferimento a Galatone: “Dopo la partenza del Caldora, Giovanni Antonio (Orsini del Balzo) assediò la città con tutta la violenza di cui era capace, ne devastò col ferro e col fuoco tutti i rigogliosi alberi e spianò al suolo con le macchine una parte non piccola delle mura”.

Categoria: Antonio Mele/Melanton

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antonio antonaci

PREMESSA. Un prezioso contributo storico-aneddotico di monsignor Antonio Antonaci sul centenario della Biblioteca “Pietro Siciliani” di Galatina mi offrì lo spunto, nel marzo 2006, per amplificare alcune riflessioni – che oggi, dopo un lustro, mi sembra utile riproporre –, di natura civile e sociale, riguardanti da vicino l’intera comunità del Salento, e che l’autorevole concittadino aveva in qualche misura implicitamente sollecitato. In tale puntuale intervento di Antonaci – apparso sul Galatino del 10 febbraio di quell’anno – si riflette una sentita (e di per sé meritoria) esigenza di partecipazione e cooperazione ai vari problemi del nostro territorio, esortandoci di fatto alla nostra “salentinità”, dispersa o in via d’estinzione, e forse maggiormente avvertita da chi, come me, vive lontano dai paterni confini: un’esortazione, cioè, a quel forte ed energico senso di appartenenza, all’affezione, se non proprio all’orgoglio del loco natio, al tornare ad essere e sentirsi comunità e non semplice somma di individui.

Categoria: Antonio Mele/Melanton

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antonio mele melanton

Antonio Mele, in arte Melanton, è nato il 13 luglio 1942 a Galatina, dove ha completato la sua formazione umanistica nel Liceo Classico “Pietro Colonna”, frequentando poi la Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università Salentina di Lecce. Dal 1969 risiede a Roma. E’ stato per molti anni Dirigente d’azienda in un’importante Società industriale, svolgendo in parallelo un’intensa attività artistica, alla quale si dedica oggi a tempo pieno. È giornalista, grafico pubblicitario, disegnatore e scrittore di satira e umorismo, promotore e organizzatore di mostre e rassegne d’arte, direttore artistico del Centro Galantara per la Satira sociale e del Premio Biennale Galantara di Montelupone, storico dell’arte della Caricatura, presidente della Giuria del Premio nazionale di Letteratura umoristica “Umberto Domina” di Enna. Ha pubblicato la sua prima vignetta a 17 anni, nel 1959, sul settimanale sportivo“Il calcio e ciclismo illustrato”, diretto da Maurizio Barendson, affermandosi poi come caricaturista sul periodico satirico galatinese “La Civetta”. Ha collaborato e collabora con importanti giornali italiani e stranieri, fra cui il “Corriere canadese”,“Quotidiano”, “Il Carabiniere”, “la Repubblica”.