Archivio per febbraio 2013 | Pagina di archivio mensile

Categoria: Libri, poesie e prosa

Nessun commento

Copertina Ultima trovata

Colma una vistosa lacuna della memoria L’ultima trovata, libro collettivo a cura di Diego Mondella dedicato, come recita il sottotitolo, a riparare il vuoto lasciato da Trent’anni di cinema senza Elio Petri. (1929-1982). Dimenticato dalla critica, (è la premessa di questo valido collage di saggi e testimonianze in libreria per Pendragon) al grande regista di un pezzo importante del cinema politico degli anni Sessanta e Settanta, non è stato perdonato di risultare scomodo e poco allineato con l’ideologia dominante della sua epoca. Una solitudine e una originalità che gli sono costate il silenzio calato su molti dei suoi film,  quasi ignorati  negli ultimi tre decenni, eppure non certo minori rispetto ai sempre celebrati Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in Paradiso o Todo Modo.

Categoria: Libri, poesie e prosa

Nessun commento

etiopia

Nella primavera del 2011 Giovanna Silva e Alberto Saibene, fondatori di una casa editrice di nome Humboldt dedicata alla letteratura da viaggio, mi hanno proposto di scrivere un racconto di viaggio per loro, che sarebbe stato accompagnato da un saggio fotografico di un artista. Naturalmente, ho accettato. Un anno dopo sono partito per l’Etiopia col fotografo/artista Armin Linke; un anno dopo, che è adesso, il libro è uscito, primo di una collana in cui sarà seguito da quelli di Dino Baldi e Marina Ballo (sulla Grecia) e di Claudio Giunta e la stessa Giovanna (sull’Islanda), in coedizione con Quodlibet. Il genere mi affascinava e spaventava al contempo. Grande amante del capitano Richard Francis Burton (un po’ come Veltroni potrebbe amare Roosevelt: da lontano e dal basso), non riuscivo tuttavia a non vedere la doppia ipoteca che oggi grava sulla letteratura di viaggio.

Italia-Polonia 3-0!

Feb
2013
07

Categoria: Storie galatinesi

Nessun commento

stadio specchia galatina

di Mauro de Sica

È trascorso ormai tanto tempo da quella storica partita di calcio disputata a Galatina sul campo di Piazza Fortunato Cesari, al centro del paese. Allora non esisteva lo “Stadio dei Diecimila” di Via Soleto, per cui le partite di pallone si giocavano sul grande spiazzo antistante all’edificio scolastico. Le dimensioni del terreno di gioco non erano molto grandi ma neanche tanto piccole: diciamo che quella piazza era una via di mezzo tra un campetto di periferia e un vero stadio. Ai galatinesi stava bene così, poiché, trovandosi a stretto contatto con i calciatori, ne sentivano gli sbuffi, le imprecazioni, le bestemmie, le parolacce, i lamenti per i falli subiti, le contestazioni e quant’altro. Le linee di fondo campo e quelle laterali si trovavano a non più di un metro dai tifosi, per cui il tifo era da anfiteatro romano e si faceva maggiormente sentire quando i biancostellati dovevano recuperare qualche gol. E allora il campo si trasformava in una vera e propria bolgia dantesca, ribollente e rumorosa, da incutere paura finanche alle pietre, figuriamoci ai giocatori avversari e all’arbitro, nei confronti dei quali erano lanciate invettive e minacce… da codice penale.