Archivio per giugno 2013 | Pagina di archivio mensile

Pino Pascali

Giu
2013
28

Categoria: Arte e mostre

Nessun commento

pino pascali

La storia dell’arte italiana è tenacemente policentrica. Nei secondi anni Sessanta Roma e Torino sono tropici culturali contrari. Due mondi, due antropologie, distinte divinità tutelari: eleusina Roma, con Schifano nel ruolo di iniziato. Fabbrile Torino, con Pistoletto a introdurre, officiare, collegare. Boetti racconta che Pascali, recatosi a Torino per la mostra delle Armi, insegnò ai poveristi a danzare: loro così “protestanti” e severi. E questo basti per la leggenda. L’artista-Pascali è assai più indecifrabile del personaggio-Pascali, e ha tratti meno ilari. Colpisce anzi, in buona parte della produzione, la persistenza di un motivo morbido e elegiaco, quasi nostalgico, che emerge indiscutibilmente nella serie degli AnimaliVita eroica di Pascali, il saggio che dà il titolo al volume e che Rubiu ripubblica oggi, rende omaggio all’artista celebrandone il tratto dionisiaco. La rievocazione è ammirata e commossa, pressoché mitografica: solo Nietzsche, invocato costantemente, parrebbe in grado di spiegare il fanciullo prodigio. Restano sottotraccia, nella narrazione di Rubiu, i momenti di impasse, di insicurezza e di dilemma (generazionale prima ancora che individuale) che pure costellano un percorso instabile e segmentato, e soprattutto incompiuto.

Categoria: Libri, poesie e prosa

Nessun commento

giulio-andreotti

“È naturale che un momento di attenzione sia dedicato all’austero regista di questa operazione di restaurazione della dignità e del potere costituzionale dello Stato e di assoluta indifferenza per quei valori umanitari i quali fanno tutt’uno con i valori umani. Un regista freddo, impenetrabile, senza dubbi, senza palpiti, senza mai un momento di pietà umana. E questi è l’On. Andreotti, del quale gli altri sono stati tutti gli obbedienti esecutori di ordini” [Aldo Moro, 1978]

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato far credere al mondo che non esiste, e come niente… sparisce” [Keiser Soze, I soliti sospetti]

La morte di Giulio Andreotti è caduta a brevissima distanza tra la pubblicazione di due libri resi ancor più emblematici dal decesso del Divo: l’antibiografia dello stesso Andreotti ad opera di Michele Gambino, e la ricostruzione, col consueto taglio controinformativo e un’attentissima lettura delle fonti, di Elio Ciolini, uno dei più inquietanti inquilini del “Residence Faccendieri” in cui abita il peggio della storia della repubblica (senza ordinali) da parte di Antonella Beccaria, che pochi mesi prima, assieme a Giacomo Pancini, aveva pubblicato una rilettura della storia della Repubblica attraverso la biografia politica del sette volte presidente del Consiglio.

Categoria: Cultura e società

Nessun commento

evgenij-morozov

L’immagine della studentessa turca dritta e indomita nella sua laica fermezza di fronte al getto degli idranti manovrati dalla polizia del premier integralista islamico Tayyip Erdogan, che questi giorni compare sulle pagine e sugli schermi di tutto il mondo, è destinata a diventare un’icona potente della democrazia negli anni a venire. Quella era una dei manifestanti che a Istambul hanno portato in piazza la celebre massima di Hikmet – il massimo poeta novecentesco loro concittadino; icona liberatoria anch’esso, con la sua storia straordinaria da rivoluzionario di professione – “Muore un albero. Si sveglia una nazione”. E la piazza si chiama “Taksim”, un nome la cui assonanza ha richiamato subito alla mente dei commentatori un’altra piazza – la cairota “Tharir” – dove due anni fa studentesse e studenti non diversi da questi avevano fatto parlare ancora una volta di “rivoluzione a mezzo Twitter”.