Archivio per ottobre 2013 | Pagina di archivio mensile

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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nonno

Pingula, pingula, barbaria,

vi ce dice la mescia mia,

la mescia mia, la Pignatara,

vi ce dice la cucchiara,

la cucchiara netta netta,

vi ce dice la trummetta,

la trummetta tuu, tuu,

essi fori, ca tocca a tu.

Leggibilmente, pingula, pingula, barbaria (traduzione sconosciuta), vedi che dice la mia maestra, la mia maestra, la Pignatara, vedi che dice il cucchiaio, il cucchiaio pulisce pulisce, vedi che dice la trombetta, la trombetta che fa tuu, tuu, esci fuori perché tocca a te. Una filastrocca alla buona vuota di significati e nessi e, perciò, leggera, autenticamente d’altri tempi, sopravvissuta a stagioni, abitudini, modi d’essere, soli e cieli lontani. E però, ricca della forza del tramando orale fra generazioni, lessico dialettale rigorosamente salvaguardato nella terminologia d’origine.

Categoria: Cultura e società

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filosofia

L’immagine vincente oggi della filosofia è quella di una disciplina pacata e rasserenante, che al di là del far riflettere, sarebbe in grado persino di consolare, guarire tensioni, appianare conflitti. Platone  è meglio del Prozac, ci è toccato sentire, la filosofia risolve i problemi, o almeno ci mette in quella serafica disposizione di animo che è propria della disciplina. Propria della disciplina? Ma siamo matti? La filosofia, mi viene da controbattere, è estasi e tormento, è il risultato del tafano socratico che pungola, incita e sferza il pensiero impedendogli di addormentarsi nel tepore consolatorio delle verità imposte come pure nella bambagia dell’ideologia preconfezionata. Con questo non si vuol certo giustificare quel che è successo in Russia in settembre, secondo la notizia che fa da spunto per queste considerazioni e che è stata riportata dal Corriere della Sera. Pare che due giovani ventenni di Rostov sul Don, scoprendo durante una fila a un chiosco  la comune passione per Kant, abbiano iniziato a litigare fino a che uno dei due ha estratto una pistola (scacciacani per fortuna) sparando in testa all’altro e ferendolo non gravemente. La notizia in sé fa giusto sorridere, anche se l’aggressore rischia qualche anno di galera.

Categoria: Storia d'Italia

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strage di pontelandolfo

Dopo l’ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli, l’annessione del Meridione al Regno di Sardegna fu legittimata istituendo un plebiscito-farsa per ottenere dagli stati europei il loro beneplacito, ammantando ogni cosa con una veste di legalità. Il 21 ottobre 1860, il popolo duo-siciliano fu chiamato ad esprimere il proprio parere sull’annessione al Regno di Sardegna. Come era nelle previsioni, gli elettori si dichiararono favorevoli a larghissima maggioranza, legalizzando in tal modo il passaggio della sovranità dai Borbone ai Savoia. Ad onor del vero, al plebiscito partecipò solo il 19% della popolazione attiva, rappresentato esclusivamente dalle classi sociali agiate, soprattutto borghesi, buona parte delle quali era di stampo liberale. Nonostante ciò gli elettori furono costretti ad esprimere il voto palesemente, deponendo la scheda in una delle due urne, contrassegnate dal “sì” e dal “no”. Solo poche migliaia di persone, fedeli alla loro terra e al sovrano deposto, ebbero il coraggio di dissentire, ma furono irrise, minacciate e, in alcuni casi, picchiate e uccise. C’è da aggiungere che furono in molti, garibaldini compresi, a votare più volte, specialmente nelle grandi città. La stragrande maggioranza della popolazione, però, quella che aveva un reddito molto basso, quella abituata a curvare la schiena per dodici ore al giorno nei campi, nelle industrie, nei cantieri, nei porti, quella popolazione, che aveva a cuore re Francesco, venne inopinatamente esclusa dal voto.

Categoria: Arte e mostre

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Pane, olio e vino

Le mani di un artista riescono a raccontare più delle parole. Le mani di Pietro Coroneo evidenziano i solchi tracciati dai percorsi  della vita, la fatica del lavoro,  la ricerca della felicità attraverso la creazione. Ogni esperienza ha segnato una tappa della sua  crescita  umana, culturale, artistica: i tanti mestieri  svolti sin dall’età di dodici anni, il servizio militare, lo studio da autodidatta. Ma il legame più forte,  continuo, indissolubile, è con la Terra. Coroneo afferma che la Terra è madre ed egli si sente figlio della sua Terra. Come figlio le è grato per quello che gli ha insegnato e donato. Fonte di sostentamento per la famiglia, giacimento di tesori antichi, sorgente d’ispirazione, cava di materia da plasmare, essa è la vera Scuola. Le mani di Pietro hanno coltivato le piante, hanno modellato l’argilla, hanno scalfito il legno d’ulivo, hanno sbozzato la pietra viva. I suoi occhi scuri si sono beati dei colori della campagna salentina e hanno guidato le mani quando, con la penna, o le chine, o gli acquerelli, o le tempere,  ha deciso di rappresentare su tela o cartoncino lo spettacolo del creato.

Categoria: Cultura e società

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lampedusa

Con riferimento alle incessanti e spesso drammatiche operazioni di sbarco di disperati sull’isola di Lampedusa – si pensi, purtroppo, all’immane disastro di questi giorni e, al peggio non c’è mai fine, di queste stesse ultime ore – mi viene alla mente la sibillina denuncia «morale» formulata, alcuni anni addietro, dal vescovo di Agrigento, nella cui giurisdizione rientra l’arcipelago delle Pelagie: «Lampedusa lasciata da sola è diventata un cimitero». Detta frase sintetizza fedelmente, riuscendo a fotografarlo meglio che le colonne dei giornali e i reiterati dibattiti radio-televisivi, il grosso problema degli approdi, sulle coste meridionali italiane in genere, di decine di migliaia  di extracomunitari – nella stragrande maggioranza gente oppressa, sbandata e affamata – e nel contesto, anzi nel cuore, di tali eventi, il dramma che sta vivendo, appunto, Lampedusa: non solo in veste di realtà dalle eccezionali attrattive turistiche, ma intesa, anche, come semplice comunità locale, l’insieme della gente che vi dimora.

Categoria: Cultura e società

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cultura innovazione

Nei progetti di innovazione che hanno vinto i concorsi e i bandi promossi negli ultimi anni, la cultura c’entra sempre. In un modo o nell’altro, si ritrova spesso come mezzo, come fine, o come auspicato effetto collaterale. Il problema – o un’opportunità ancora da cogliere – è che chi oggi fa innovazione non è dentro al mondo degli operatori della cultura, pur nutrendosi di quei contenuti, di quelle competenze e di quell’immaginario. Il settore culturale – in particolare nelle sue espressioni più tradizionali come musei, teatri, archivi – esprime e produce con grande difficoltà innovazione: quando accade è episodica, marginale e dissipativa, realizzata cioè attraverso modi e percorsi che raramente contribuiscono a patrimonializzare e socializzare la creazione di valore aggiunto, a innescare cambiamenti nell’organizzazione, a migliorarne significativamente i comportamenti, i processi economici e le condizioni generali di sostenibilità.

Perché il settore culturale non riesce a esprimere innovazione?