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Categoria: Cultura e società

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Pur avendo insegnato matematica, spesso e soprattutto nelle terze classi, mi sono ritagliato, a seconda delle circostanze, un piccolo spazio temporale per parlare di grandi tematiche, come la giustizia, la verità, la pace, la libertà, che ritengo siano i pilastri fondamentali su cui poggiano le fortune umane. Sono stati in tanti i ragazzi a rivolgermi un’infinità di domande, a molte delle quali non ho potuto dare risposte adeguate. Fossi stato il loro insegnante di lettere, mi sarei soffermato ad approfondire l’argomento, ma non era il caso che facessi “invasione di campo”, soprattutto per rispetto e deontologia professionale nei confronti dei colleghi deputati alla trattazione. Perciò, mi sono limitato a dare loro qualche breve suggerimento e poi subito a riprendere i temi tanto cari a Euclide, Talete, Pitagora, Tartaglia, i quali se ne stavano imbronciati in un cantuccio per il mio ‘palese’ tradimento.

Le tabacchine

Apr
2013
23

Categoria: Storia salentina

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tabacchine 7

Alle ore 7.00 in punto di ogni giorno feriale, la sirena della “fabbrica” dei tabacchi chiamava a raccolta le tabacchine, giunte sul posto di lavoro almeno un quarto d’ora prima. Molte erano del luogo, ma altre venivano da paesi vicini… a piedi, ovviamente, qualsiasi fossero le condizioni meteorologiche. Non erano poche le volte che, per coprire i tre-quattro chilometri di strada, si imbattessero in un improvviso e inopportuno temporale, che le sorprendeva senza concedere loro alcuno scampo. Un albero fronzuto o un trullo disabitato le riparava per pochi minuti. Poi, appena smetteva di piovere, riprendevano la strada, aumentando l’andatura per recuperare il tempo perso. Erano fortunate quelle che raggiungevano il posto di lavoro utilizzando un carro coperto o, negli ultimi tempi, un pullman della Sud-Est.

Lu Ditteriu

Apr
2013
01

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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E ora di pranzo!

L’agricoltura è stata sempre la forza trainante del nostro Salento. Si coltivavano l’ulivo, la vite, gli agrumi, gli ortaggi, il cotone, il tabacco, i cereali e via discorrendo. Qualsiasi tipo di coltura si adattava bene a questa terra, dotata di un clima abbastanza mite. Si esportava l’olio, il vino, la patata galatina, la cicoria galatina, il pomodoro galatina. Ogni pezzetto di terreno era coltivato e sfruttato dai nostri contadini; non vedevi, come puoi vedere tutt’oggi, vaste aree incolte e masserie dirute. Ogni zolla era dissodata anche tra i sassi, con il sudore dei contadini che scorreva lento lento tra le infinite rughe dei loro volti bruciati dal sole. Erano i nostri contadini che dettavano i tempi della coltivazione, della preparazione dei semenzai, della semina e dei raccolti. Erano loro che, forti della loro esperienza, stabilivano se un terreno fosse idoneo a questa o a quell’altra coltura. Erano dei veri e propri “dottori in agraria” o, come li definisco io, i “filosofi della terra”. Certo, non ci hanno lasciato scritto alcun trattato, ma ci hanno trasmesso, in eredità, la loro esperienza e ci hanno tramandato, di generazione in generazione, una miriade di dittèri, di proverbi, che manifestano la loro grandissima competenza in materia.

Categoria: Cultura e società

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Tommaso Campanella

Avevo da poco ultimato la prima stesura del romanzo “La scatola dei sogni”. Ero soddisfatto per l’impostazione data: il periodare mi sembrava scorrevole, coinvolgente e di buon gusto, così come la trama, sempre appesa a un filo di incertezza, di appassionante attesa e di piacevole invito alla lettura, ma non mi convinceva la parte finale. C’era qualcosa che mi suggeriva di ritoccare l’ultimo capitolo, in cui il protagonista princi­pale si toglie la vita per non assistere impotente alle violenze e alle sopraffazioni della classe sociale “dominante”. Non potevo chiudere il romanzo rivolgendo un messaggio negativo ai lettori: sarebbe stato controproducente e diseducativo. Telefonai all’amico fraterno Maurizio Nocera, con il quale condivido da alcuni anni i pensieri di vita, e lo pregai di fornirmi qualche opportuno consiglio. La sua fu una risposta immediata e istintiva.

Consulta il filosofo Tommaso Campanella e, in particolar modo, leggi attentamente la sua opera principale, «La Città del Sole». In essa scoprirai i migliori suggerimenti”.

Categoria: Libri, poesie e prosa

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Copertina Ultima trovata

Colma una vistosa lacuna della memoria L’ultima trovata, libro collettivo a cura di Diego Mondella dedicato, come recita il sottotitolo, a riparare il vuoto lasciato da Trent’anni di cinema senza Elio Petri. (1929-1982). Dimenticato dalla critica, (è la premessa di questo valido collage di saggi e testimonianze in libreria per Pendragon) al grande regista di un pezzo importante del cinema politico degli anni Sessanta e Settanta, non è stato perdonato di risultare scomodo e poco allineato con l’ideologia dominante della sua epoca. Una solitudine e una originalità che gli sono costate il silenzio calato su molti dei suoi film,  quasi ignorati  negli ultimi tre decenni, eppure non certo minori rispetto ai sempre celebrati Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in Paradiso o Todo Modo.

Italia-Polonia 3-0!

Feb
2013
07

Categoria: Storie galatinesi

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stadio specchia galatina

di Mauro de Sica

È trascorso ormai tanto tempo da quella storica partita di calcio disputata a Galatina sul campo di Piazza Fortunato Cesari, al centro del paese. Allora non esisteva lo “Stadio dei Diecimila” di Via Soleto, per cui le partite di pallone si giocavano sul grande spiazzo antistante all’edificio scolastico. Le dimensioni del terreno di gioco non erano molto grandi ma neanche tanto piccole: diciamo che quella piazza era una via di mezzo tra un campetto di periferia e un vero stadio. Ai galatinesi stava bene così, poiché, trovandosi a stretto contatto con i calciatori, ne sentivano gli sbuffi, le imprecazioni, le bestemmie, le parolacce, i lamenti per i falli subiti, le contestazioni e quant’altro. Le linee di fondo campo e quelle laterali si trovavano a non più di un metro dai tifosi, per cui il tifo era da anfiteatro romano e si faceva maggiormente sentire quando i biancostellati dovevano recuperare qualche gol. E allora il campo si trasformava in una vera e propria bolgia dantesca, ribollente e rumorosa, da incutere paura finanche alle pietre, figuriamoci ai giocatori avversari e all’arbitro, nei confronti dei quali erano lanciate invettive e minacce… da codice penale.