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Categoria: Storia d'Italia

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Fucilazione di un brigante

di Rino Duma – Il fatto che sto per raccontare è realmente accaduto poco dopo l’Unità d’Italia a Picerno, un paesello dell’alta Basilicata, che a quei tempi contava appena tremila anime. Erano gli anni in cui il Regno delle Due Sicilie era stato invaso dalle truppe piemontesi e annesso al Regno d’Italia, nonostante la strenua ed impari lotta della popolazione fedele a re Francesco II. Ho appurato questa triste storia leggendo “La conquista del Sud”, un appassionante romanzo di Carlo Alianello [1], che ha descritto il “Risorgimento meridionale” con inusuale dovizia di particolari e con un singolare ed impareggiabile trasporto emozionale. Il libro è pieno di episodi di struggente ed inaudita crudezza, ma – credetemi, amici lettori, – questo che sto per narrarvi supera ogni altro per il modo con cui si è svolto e per il crudele epilogo.

L’antefatto

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strage di pontelandolfo

Dopo l’ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli, l’annessione del Meridione al Regno di Sardegna fu legittimata istituendo un plebiscito-farsa per ottenere dagli stati europei il loro beneplacito, ammantando ogni cosa con una veste di legalità. Il 21 ottobre 1860, il popolo duo-siciliano fu chiamato ad esprimere il proprio parere sull’annessione al Regno di Sardegna. Come era nelle previsioni, gli elettori si dichiararono favorevoli a larghissima maggioranza, legalizzando in tal modo il passaggio della sovranità dai Borbone ai Savoia. Ad onor del vero, al plebiscito partecipò solo il 19% della popolazione attiva, rappresentato esclusivamente dalle classi sociali agiate, soprattutto borghesi, buona parte delle quali era di stampo liberale. Nonostante ciò gli elettori furono costretti ad esprimere il voto palesemente, deponendo la scheda in una delle due urne, contrassegnate dal “sì” e dal “no”. Solo poche migliaia di persone, fedeli alla loro terra e al sovrano deposto, ebbero il coraggio di dissentire, ma furono irrise, minacciate e, in alcuni casi, picchiate e uccise. C’è da aggiungere che furono in molti, garibaldini compresi, a votare più volte, specialmente nelle grandi città. La stragrande maggioranza della popolazione, però, quella che aveva un reddito molto basso, quella abituata a curvare la schiena per dodici ore al giorno nei campi, nelle industrie, nei cantieri, nei porti, quella popolazione, che aveva a cuore re Francesco, venne inopinatamente esclusa dal voto.