Categoria: Storia salentina

Nessun commento

assedio di belgrado del 1456

Da qualche anno mi balenava nella mente cosa volesse indicare il toponimo Martiri che designa la località a ridosso dell’abitato galatonese in direzione est (per intenderci in direzione del feudo Tabelle – Galatina – Otranto). A farmi ritornare a ragionare sull’etimo è stata la pubblicazione dell’opuscolo dell’amico compianto avvocato Fernando Maglio, che nel 2008 diede alla stampa “Un po’ di Paese mio. La scuola dei sapienti di Galatone nella Japigia (motti e proverbi)”. Leggendo a pag. 10 la citazione del “De situ Japigiae” del Galateo riguardante Galatone, mi venne un guizzo intuitivo con una verosimile spiegazione al nome della contrada “Martiri”. La citazione è la seguente: “Nella guerra dei Turchi che sconvolse tutta la provincia Galatone, la prima, soffri i furori e le incursioni dei barbari da quella parte ove è diroccata”. Altre traduzioni pressappoco traducono allo stesso modo, ma quella riportata dal Maglio con la locuzione “soffrì i furori e le incursioni dei barbari da quella parte ove è diroccata” mi ha rimandato a precedenti guerre sostenute da Galatone. Si legge ancora nel “De situ Japigiae” in riferimento a Galatone: “Dopo la partenza del Caldora, Giovanni Antonio (Orsini del Balzo) assediò la città con tutta la violenza di cui era capace, ne devastò col ferro e col fuoco tutti i rigogliosi alberi e spianò al suolo con le macchine una parte non piccola delle mura”.

Categoria: Antonio Mele/Melanton

Nessun commento

antonio antonaci

PREMESSA. Un prezioso contributo storico-aneddotico di monsignor Antonio Antonaci sul centenario della Biblioteca “Pietro Siciliani” di Galatina mi offrì lo spunto, nel marzo 2006, per amplificare alcune riflessioni – che oggi, dopo un lustro, mi sembra utile riproporre –, di natura civile e sociale, riguardanti da vicino l’intera comunità del Salento, e che l’autorevole concittadino aveva in qualche misura implicitamente sollecitato. In tale puntuale intervento di Antonaci – apparso sul Galatino del 10 febbraio di quell’anno – si riflette una sentita (e di per sé meritoria) esigenza di partecipazione e cooperazione ai vari problemi del nostro territorio, esortandoci di fatto alla nostra “salentinità”, dispersa o in via d’estinzione, e forse maggiormente avvertita da chi, come me, vive lontano dai paterni confini: un’esortazione, cioè, a quel forte ed energico senso di appartenenza, all’affezione, se non proprio all’orgoglio del loco natio, al tornare ad essere e sentirsi comunità e non semplice somma di individui.

Categoria: Antonio Mele/Melanton

Nessun commento

antonio mele melanton

Antonio Mele, in arte Melanton, è nato il 13 luglio 1942 a Galatina, dove ha completato la sua formazione umanistica nel Liceo Classico “Pietro Colonna”, frequentando poi la Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università Salentina di Lecce. Dal 1969 risiede a Roma. E’ stato per molti anni Dirigente d’azienda in un’importante Società industriale, svolgendo in parallelo un’intensa attività artistica, alla quale si dedica oggi a tempo pieno. È giornalista, grafico pubblicitario, disegnatore e scrittore di satira e umorismo, promotore e organizzatore di mostre e rassegne d’arte, direttore artistico del Centro Galantara per la Satira sociale e del Premio Biennale Galantara di Montelupone, storico dell’arte della Caricatura, presidente della Giuria del Premio nazionale di Letteratura umoristica “Umberto Domina” di Enna. Ha pubblicato la sua prima vignetta a 17 anni, nel 1959, sul settimanale sportivo“Il calcio e ciclismo illustrato”, diretto da Maurizio Barendson, affermandosi poi come caricaturista sul periodico satirico galatinese “La Civetta”. Ha collaborato e collabora con importanti giornali italiani e stranieri, fra cui il “Corriere canadese”,“Quotidiano”, “Il Carabiniere”, “la Repubblica”.

Categoria: Web e nuove tecnologie

Nessun commento

ilva taranto

Qualcuno spieghi a Clini che il quartiere Tamburi di Taranto non è sorto intorno alle ciminiere dell’Ilva. E’ vero proprio il contrario». Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione ambientalista Peacelink, non è stato il solo a smentire, su Facebook, la recente affermazione di Corrado Clini, ministro dell’Ambiente. Sono tanti i commenti simili sotto il video di YouTube che riprende la dichiarazione di Clini. Su Facebook qualcuno ha poi pubblicato fotografie degli anni ’50 dove appare il quartiere senza l’inquietante presenza dei giganteschi altiforni. Ecco: spontaneo e dal basso, un esempio di fact checking. Un fenomeno che, nato negli Usa, ha appena cominciato a mettere radici anche nel nostro Paese. Per fact checking s’intende la pratica di verificare, sul Web, fatti riportati da autorità di vario tipo: politici, giornalisti, media. Negli Usa è arrivato ai massimi livelli storici durante le elezioni presidenziali: decine di “fact checkers” hanno passato al microscopio le affermazioni dei candidati. In Italia si comincia ora. Ad aprile la fondazione Ahref ha lanciato la prima piattaforma strutturata di social fact checking e ora progetta una campagna mirata per le elezioni di primavera.

Categoria: Libri, poesie e prosa

Nessun commento

copertina gordon

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finto per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.

Categoria: Galleria fotografia

Nessun commento

masseria scrasceta nardo