Categoria: Storia salentina

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Santa Maria al Bagno - Villa Leuzzi

di Emilio Rubino – Col termine sfollati venivano indicati, durante la seconda guerra mondiale, i profughi, cioè tutti coloro che per il verificarsi di eventi bellici erano costretti ad abbandonare la propria casa o, addirittura, la propria patria per andare in luoghi lontani, risparmiati dalla furia della guerra. Si trattava di gente, di famiglie distrutte, ormai senza alcun bene, che, o volontariamente o d’autorità, erano costrette a trasferirsi altrove. Dopo l’invasione anglo-americana del 1943, Nardò ospitò enormi masse di sfollati che furono collocate dalle autorità di occupazione nelle tantissime abitazioni requisite, sparse nel suo immenso feudo, in modo particolare ai Massarei, alle Cenate Vecchie e Nuove, a Mondonuovo, a Santa Maria al Bagno e a Santa Caterina. Si trattava prevalentemente di ebrei di varie nazionalità, come serbi, rumeni, polacchi, greci, ecc., sfuggiti alle persecuzioni dei nazifascisti. Rimasero nostri ospiti sino alla fine della guerra; dopodiché poterono tornare nei luoghi di origine o nella biblica terra promessa d’Israele, ove fu fondato il nuovo Stato.

Categoria: Storia d'Italia

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Fucilazione di un brigante

di Rino Duma – Il fatto che sto per raccontare è realmente accaduto poco dopo l’Unità d’Italia a Picerno, un paesello dell’alta Basilicata, che a quei tempi contava appena tremila anime. Erano gli anni in cui il Regno delle Due Sicilie era stato invaso dalle truppe piemontesi e annesso al Regno d’Italia, nonostante la strenua ed impari lotta della popolazione fedele a re Francesco II. Ho appurato questa triste storia leggendo “La conquista del Sud”, un appassionante romanzo di Carlo Alianello [1], che ha descritto il “Risorgimento meridionale” con inusuale dovizia di particolari e con un singolare ed impareggiabile trasporto emozionale. Il libro è pieno di episodi di struggente ed inaudita crudezza, ma – credetemi, amici lettori, – questo che sto per narrarvi supera ogni altro per il modo con cui si è svolto e per il crudele epilogo.

L’antefatto

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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nonno nipote

La locuzione sostantivale “joint venture”, mutuata, al pari di tante altre, dalla terminologia inglese, ma ormai divenuta di uso comune in tutto il mondo, dà, di primo acchito, l’impressione di qualcosa di complicato, difficile. Invece, com’è noto, tradotta in italiano, può significare, anche e semplicemente, alleanza, collaborazione. Ad ogni modo, vocabolo a parte, nella specifica fattispecie è il caso di osservare che i linguisti anglo-sassoni non hanno scoperto proprio niente di originale. I miei nonni materni, i quali vivevano insieme con i sei figli in una modesta abitazione a piano rialzato, fino a quando non sono divenuti vecchi o inabili, hanno sempre allevato una capretta, che, di giorno, conducevano immancabilmente al libero pascolo nei loro fondicelli, tenendola poi, la sera e durante la notte, ricoverata in un angolo della cantina a livello interrato. Una compagnia, fissa e costante, per la famiglia, dunque, il mite ovino, e, in più, una fonte di esigui guadagni a beneficio del magro bilancio domestico.

Categoria: Storia salentina

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fidanzati

Nello scorso secolo, più precisamente per tutta la sua prima metà, al paesello, la composizione classica dei nuclei famigliari era di otto unità, ossia marito, moglie e sei figli. In taluni casi, si arrivava a nove dieci membri e, eccezionalmente, finanche oltre; rari, invece, i focolari meno affollati. In linea con la tendenza generale, sei figli, fra maschi e femmine, avevano procreato pure i miei nonni materni. Intorno al 1947, ben tre degli zii, zia R., zia V. e zio T. erano impegnati con i rispettivi “ziti” e “zita”. All’epoca, l’accezione fidanzato/fidanzata era pressoché sconosciuta, comunque non usata, si usava dire, giustappunto, “tenere u zitu” e “tenere a zita”. L’espressione “fare l’amore” si traduceva in un concetto, o realtà, rigorosamente ideale, solo per immaginazione. Nessun contatto, ragazzi e ragazze, giovanotti e signorine, ancorché promessi o promesse, tra loro si parlavano appena, scambiando parole misurate e contenute, mentre effusioni, carezze, affettuosità anche innocenti erano enumerate unicamente nei sogni, nelle speranze e attese.

Categoria: Cultura e società

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freccia bianca

Ottobre, domenica pomeriggio a bordo di una “Frecciabianca” in servizio da Milano a Venezia e Trieste. Seduto di fronte a chi scrive, un giovane dall’incarnato bruno, capelli nerissimi, occhi come autentici tizzoni, un filo di barba scientemente, ma non per mera incuria, sottratto al rasoio. Il volto emana una ventata di naturale simpatia che contagia ancor più spiccatamente alla luce della conversazione che, a un certo punto, imbastisce via cellulare con un amico, in corretto italiano, ma condita da inconfondibile e colorito accento siculo. Due ragazze venete che occupano i posti a fianco chiedono al viaggiatore ormai al centro della scena quanti anni abbia (ventuno, ventitré?) e di quale località sia originario. Il nostro sembra quasi imbarazzato nel pronunciare il numero diciannove. Dopodiché, aggiunge di chiamarsi Ignazio, di essere nativo di Marsala, di aver appena conseguito il diploma di ragioniere, di aver iniziato – da due settimane – a lavorare da bidello nella scuola elementare di un piccolo paese in provincia di Padova, con l’incombenza di badare a quattro aule e a due servizi, comprese le pulizie al termine delle lezioni; contratto a tempo determinato fino a giugno 2014, stipendio netto mensile 900 euro circa, con cui fronteggiare, in primis, il costo di un appartamentino preso in affitto a 550 euro il mese.

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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marittima

Marittima, piccola e amena località del Basso Salento, si presenta, per un cospicuo tratto del suo perimetro territoriale, come incorniciata da un susseguirsi di scogliere, seni, calette e anfratti, un mare letteralmente da favola. In aggiunta, annovera apprezzabili attrattive naturali e paesaggistiche, fra cui vecchie torri costiere d’avvistamento e spettacolari sempre verdi distese d’ulivi, dalle vivide sfumature argentee, rese scintillanti dai riflessi dei raggi solari. E, però, nella circostanza, al comune osservatore di strada, viene l’estro di soffermarsi su una connotazione del paesello solitamente sottaciuta, un aspetto incorporeo, in altre parole sulla sua anima. Una bozza di rosario distintivo e descrittivo senza tempo, una copertina di semplici meditazioni, riflessioni e ricordi, solo in apparenza con correlazione esclusiva al passato, di fatto, invece, serbanti tuttora palpiti, segni, tracce di valori e modelli esistenziali che potrebbero utilmente calarsi anche nella quotidianità.