Categoria: Cultura e società

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cultura innovazione

Nei progetti di innovazione che hanno vinto i concorsi e i bandi promossi negli ultimi anni, la cultura c’entra sempre. In un modo o nell’altro, si ritrova spesso come mezzo, come fine, o come auspicato effetto collaterale. Il problema – o un’opportunità ancora da cogliere – è che chi oggi fa innovazione non è dentro al mondo degli operatori della cultura, pur nutrendosi di quei contenuti, di quelle competenze e di quell’immaginario. Il settore culturale – in particolare nelle sue espressioni più tradizionali come musei, teatri, archivi – esprime e produce con grande difficoltà innovazione: quando accade è episodica, marginale e dissipativa, realizzata cioè attraverso modi e percorsi che raramente contribuiscono a patrimonializzare e socializzare la creazione di valore aggiunto, a innescare cambiamenti nell’organizzazione, a migliorarne significativamente i comportamenti, i processi economici e le condizioni generali di sostenibilità.

Perché il settore culturale non riesce a esprimere innovazione?


Categoria: Storia salentina

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Gino-Congedo

L’arte di Gino Congedo  si muove sul doppio percorso della ricerca artistica e dell’impegno sociale. Dopo aver ricevuto le prime nozioni, nel campo della scultura, dal maestro Umberto Palamà (1912-1995), nell’Istituto Statale d’Arte “G. Toma” di Galatina (Lecce) – suo paese natale – Congedo, nelle prime composizioni plastiche, esibisce forme accademiche, permeate di classicismo, per poi sviluppare, negli anni a venire, uno stile del tutto personale, asservendo il proprio innato amore per la pratica scultorea alle più aggiornate tendenze contemporanee. Tra l’altro, nelle sue prime esperienze artistiche, Congedo rimane impegnato nella ritrattistica ispirandosi a Vincenzo Gemito (1852-1929),  autore di opere nelle quali l’artista napoletano ottiene, in maniera quasi istintiva, l’indole popolare della gente semplice, riuscendo a penetrare, con sagacia, la personalità del ritraente. Negli anni sessanta del Novecento, Congedo plasma così, in terracotta e gesso, soventemente patinati, “Ritratti di fanciulli”, “Maternità”, “Pietà”, opere tutte nelle quali, arriva ad evidenziare la sua capacità di cogliere la realtà traslativa dei caratteri e degli stati di animo dei  personaggi  rappresentati. sacro

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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terracotta salento

“U conza limmi!, U ‘ggiusta cofini!”. Non sono parole o frasi misteriose, astruse e stravaganti, si tratta semplicemente dell’annuncio con cui un artigiano ambulante del Capo di Leuca si  presentava agli abitanti del paese natio dello scrivente. L’anzidetto lavoratore, con giri periodici, faceva su e giù per tutta la zona, mettendo a frutto la propria abilità manuale, in virtù della quale pensava in cuor suo di poter utilmente corrispondere alle usanze, alle attese e al regime di gestione vigente in seno alle famiglie. “U conzalimmi!, U ‘ggiusta cofini!”, gridava. Traducendo, il personaggio incitava i residenti ad approfittare del suo passaggio e li invitava a portargli gli eventuali accessori o attrezzi domestici in terracotta che avevano subito qualche deterioramento e, perciò, bisognosi di riparazione. Praticamente, ciascuna famiglia aveva in casa limmi e cofini, contenitori, tipo tinozze, in terracotta, utilizzati per il bucato. I primi, di dimensioni medie, erano adoperati pressoché quotidianamente: si riempivano d’acqua, dopo di che, i vari capi da lavare s’insaponavano con i mitici panetti di marca “Scala” o “Asborno” e sfregandoli lungamente a forza di mani, braccia e gomiti lungo un’asse di legno dentata che si teneva immersa, appunto, nel limmu pieno d’acqua, aggeggio detto lavaturu, si rigeneravano a completo, naturale lindore.

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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marittima

Mi sono diplomato, con una sfilza di otto e di nove, nel luglio del lontano 1960. Ricordo che era appena passato a miglior vita un vecchio marittimese, maestro Vitale Bianchi, già falegname di mestiere e, soprattutto, per molti decenni, sacrestano della locale parrocchia, in tale funzione sempre presente ad ogni evento, lieto e non, che si verificava in seno alla comunità paesana. Una figura, insomma, ben conosciuta e quasi familiare. Poco tempo dopo, grazie a quel pezzo di carta e con la mente colma di tanta e convinta voglia di nuovo, ho detto ciao a Marittima e alla mia Ariacorte per incamminarmi verso il mondo del lavoro. Non sono rimaste disattese, per fortuna, le aspettative postemi in tema di traguardi e di carriera, anche se nessuno mi ha fatto regali e ho, anzi, dovuto impegnarmi, come si suole dire, anima e corpo. Mi è invero capitato di calarmi in un impiego, a diretto contatto e a confronto con la gente, che mi ha preso e coinvolto sin dall’esordio.

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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caseddra

Con la fine di settembre alle porte, si va ormai incedendo verso il cuore della stagione dell’anno che, fra i suoi connotati, reca, prodigiosamente insieme, la caduta delle prime foglie e l’insorgere e l’accensione di colori particolarmente straordinari, caldi e dolci. Sole, cielo terso, mare tranquillo e sorridente, temperatura su livelli ancora miti e gradevoli, fanno, altrettanto mirabilmente e piacevolmente, da cornice. Cammino in seno all’autunno, si diceva, e cammino parallelo, nella fattispecie, anche in senso personale, giacché il prossimo foglietto da staccare sul calendario segnerà il numero settantatre. E, però, v’è il conforto che il sole benefico che campeggia in alto, splende pure nell’animo del ragazzo di ieri. Ad ogni modo, l’accostamento e la concomitanza delle due situazioni suggeriscono una breve parentesi di semplice, naturale, leggera e spontanea riflessione, sotto forma di un’intera giornata da vivere e sentire in stato d’animo oltremodo coinvolto. Beninteso, nulla di eccezionale ma acceso sentimento e ripetute scariche adrenaliniche.

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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Nel centro abitato di Castro, la splendida e apprezzata “Perla del Salento”, esiste, adesso, un cartello di segnaletica stradale indicante via Frasciule, nella omonima zona di espansione edilizia, fra civili case popolari e edifici di tipo residenziale ad uso di residenti e/o ospiti. L’area in questione si trova alla periferia della cittadina, esattamente a fianco di un comprensorio di verde pubblico, ricco di lecci, macchia mediterranea e altre interessanti specie di flora, denominato Parco delle querce, e però, lungo l’arco di secoli, già conosciuto con un appellativo differente, ovvero Bosco Scarra o Bosco dello Scarra. Nel 2013, ci troviamo, dunque, nell’ambito di un agglomerato abitativo, mentre, fino ad alcuni decenni addietro, si aveva di fronte semplicemente un fondo rurale, in mezzo ad altri terreni agricoli, adiacente al comprensorio del bosco sopra indicato, che, sebbene rimaneggiato, è tuttora presente.