Categoria: Cultura e società

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«Che senso ha studiare filosofia se serve solo a metterci in grado di parlare con qualche plausibilità di astruse questioni di logica, ecc., ma non migliora il nostro modo di ragionare sulle questioni importanti della vita quotidiana, se non ci rende più coscienziosi di un qualunque… giornalista nell’uso delle pericolose frasi fatte che costoro adoperano per i loro fini personali».

Ludwig Wittgenstein, lettera a Norman Malcolm, 16 novembre 1944 (in Lettere 1911-1951, pp. 321-322, Adelphi 2012)

Quale teoria etica è più adatta ad affrontare le questioni morali che ci pongono i social network? Non sembrano molti i filosofi contemporanei disposti a tentare una risposta. Da tempo sociologia e psicologia studiano le correlazioni tra attività online e questioni tipiche di queste discipline come capitale sociale, impegno civico, autostima, realizzazione personale. La filosofia morale invece fatica a star dietro alle innovazioni, soprattutto in campo tecnologico. Un problema che dovrebbe riguardare soprattutto il fiorente ambito dell’etica applicata. «Ma forse chi si occupa di morale trova banale Facebook e gli altri social network, piccoli temi in confronto a aborto, eutanasia, genetica», osserva Shannon Vallor, della Stanford Encyclopedia of Philosophy. Eppure gli studiosi di etica farebbero bene a cambiare atteggiamento. «La pervasività delle nuove tecnologie modifica il nostro modo di interagire e influenza le nostre scelte morali molto più profondamente dei grandi dilemmi etici», ricorda Vallor.

Pino Pascali

Giu
2013
28

Categoria: Arte e mostre

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pino pascali

La storia dell’arte italiana è tenacemente policentrica. Nei secondi anni Sessanta Roma e Torino sono tropici culturali contrari. Due mondi, due antropologie, distinte divinità tutelari: eleusina Roma, con Schifano nel ruolo di iniziato. Fabbrile Torino, con Pistoletto a introdurre, officiare, collegare. Boetti racconta che Pascali, recatosi a Torino per la mostra delle Armi, insegnò ai poveristi a danzare: loro così “protestanti” e severi. E questo basti per la leggenda. L’artista-Pascali è assai più indecifrabile del personaggio-Pascali, e ha tratti meno ilari. Colpisce anzi, in buona parte della produzione, la persistenza di un motivo morbido e elegiaco, quasi nostalgico, che emerge indiscutibilmente nella serie degli AnimaliVita eroica di Pascali, il saggio che dà il titolo al volume e che Rubiu ripubblica oggi, rende omaggio all’artista celebrandone il tratto dionisiaco. La rievocazione è ammirata e commossa, pressoché mitografica: solo Nietzsche, invocato costantemente, parrebbe in grado di spiegare il fanciullo prodigio. Restano sottotraccia, nella narrazione di Rubiu, i momenti di impasse, di insicurezza e di dilemma (generazionale prima ancora che individuale) che pure costellano un percorso instabile e segmentato, e soprattutto incompiuto.

Categoria: Libri, poesie e prosa

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“È naturale che un momento di attenzione sia dedicato all’austero regista di questa operazione di restaurazione della dignità e del potere costituzionale dello Stato e di assoluta indifferenza per quei valori umanitari i quali fanno tutt’uno con i valori umani. Un regista freddo, impenetrabile, senza dubbi, senza palpiti, senza mai un momento di pietà umana. E questi è l’On. Andreotti, del quale gli altri sono stati tutti gli obbedienti esecutori di ordini” [Aldo Moro, 1978]

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato far credere al mondo che non esiste, e come niente… sparisce” [Keiser Soze, I soliti sospetti]

La morte di Giulio Andreotti è caduta a brevissima distanza tra la pubblicazione di due libri resi ancor più emblematici dal decesso del Divo: l’antibiografia dello stesso Andreotti ad opera di Michele Gambino, e la ricostruzione, col consueto taglio controinformativo e un’attentissima lettura delle fonti, di Elio Ciolini, uno dei più inquietanti inquilini del “Residence Faccendieri” in cui abita il peggio della storia della repubblica (senza ordinali) da parte di Antonella Beccaria, che pochi mesi prima, assieme a Giacomo Pancini, aveva pubblicato una rilettura della storia della Repubblica attraverso la biografia politica del sette volte presidente del Consiglio.

Categoria: Cultura e società

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evgenij-morozov

L’immagine della studentessa turca dritta e indomita nella sua laica fermezza di fronte al getto degli idranti manovrati dalla polizia del premier integralista islamico Tayyip Erdogan, che questi giorni compare sulle pagine e sugli schermi di tutto il mondo, è destinata a diventare un’icona potente della democrazia negli anni a venire. Quella era una dei manifestanti che a Istambul hanno portato in piazza la celebre massima di Hikmet – il massimo poeta novecentesco loro concittadino; icona liberatoria anch’esso, con la sua storia straordinaria da rivoluzionario di professione – “Muore un albero. Si sveglia una nazione”. E la piazza si chiama “Taksim”, un nome la cui assonanza ha richiamato subito alla mente dei commentatori un’altra piazza – la cairota “Tharir” – dove due anni fa studentesse e studenti non diversi da questi avevano fatto parlare ancora una volta di “rivoluzione a mezzo Twitter”.

Categoria: Cultura e società

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franca rame

Era bella anche da vecchia, bellissima da giovane, la Rita Hayworth italiana la chiamavano, nella Milano che veniva su palazzone dopo palazzone, tra ruspe e sogni di un’aria che odorava già di miracolo economico, raccontata  a mille all’ora e gag surreali nello Svitato, film di Lizzani con un Dario Fo giovanissimo, magrissimo, spiritato, e con lei, bella, bellissima, Pinocchio e una fatalissima fatina dai biondissimi capelli, Franca Rame. L’attrice fascinosa e alla mano sarebbe stata definita in molti altri modi. Avrebbe cambiato negli anni molte pelli, fino a oggi, senza rinnegare niente, tenendo insieme tutto, il presente e il passato, in cerca continuamente, furiosamente ma con metodo, di un futuro migliore.

Categoria: Libri, poesie e prosa

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alessandro bertante

Via Crespi a Milano è un taglio, una delle mille strade di una città che non è più Milano, ma piuttosto il crogiuolo di un’inedita comunità di solitari, ognuno avulso dagli altri per lingua, ambizioni e cultura. E parte dalla strada Alessandro Bertante, dai suoi odori e dai suoi codici misteriosi quanto plateali, per raccontarci di un uomo solo e in perenne combattimento che attraversa le miserie di un inferno dal fuoco spento, senza nemmeno più la compagnia di un passato rimosso e accatastato nel fondo di un’esistenza cinica e malinconicamente battuta e persa. Estate crudele si apre con un omicidio o meglio una sfida a duello, preludio di un duello permanente fatto di occhi straziati e di stanche legioni di rumorosi e strascicanti miserabili. La solitudine amara e cinica è pur tuttavia il cuore dell’unico sentimento a disposizione, che Bertante usa abilmente come lente rifrangente capace di analizzare e dare corpo a quello che troppo facilmente viene dimenticato essere bene o male un popolo, l’unico vero popolo che abita e vive le metropoli contemporanee.