Categoria: Libri, poesie e prosa

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Copertina Ultima trovata

Colma una vistosa lacuna della memoria L’ultima trovata, libro collettivo a cura di Diego Mondella dedicato, come recita il sottotitolo, a riparare il vuoto lasciato da Trent’anni di cinema senza Elio Petri. (1929-1982). Dimenticato dalla critica, (è la premessa di questo valido collage di saggi e testimonianze in libreria per Pendragon) al grande regista di un pezzo importante del cinema politico degli anni Sessanta e Settanta, non è stato perdonato di risultare scomodo e poco allineato con l’ideologia dominante della sua epoca. Una solitudine e una originalità che gli sono costate il silenzio calato su molti dei suoi film,  quasi ignorati  negli ultimi tre decenni, eppure non certo minori rispetto ai sempre celebrati Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in Paradiso o Todo Modo.

Categoria: Libri, poesie e prosa

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etiopia

Nella primavera del 2011 Giovanna Silva e Alberto Saibene, fondatori di una casa editrice di nome Humboldt dedicata alla letteratura da viaggio, mi hanno proposto di scrivere un racconto di viaggio per loro, che sarebbe stato accompagnato da un saggio fotografico di un artista. Naturalmente, ho accettato. Un anno dopo sono partito per l’Etiopia col fotografo/artista Armin Linke; un anno dopo, che è adesso, il libro è uscito, primo di una collana in cui sarà seguito da quelli di Dino Baldi e Marina Ballo (sulla Grecia) e di Claudio Giunta e la stessa Giovanna (sull’Islanda), in coedizione con Quodlibet. Il genere mi affascinava e spaventava al contempo. Grande amante del capitano Richard Francis Burton (un po’ come Veltroni potrebbe amare Roosevelt: da lontano e dal basso), non riuscivo tuttavia a non vedere la doppia ipoteca che oggi grava sulla letteratura di viaggio.

Italia-Polonia 3-0!

Feb
2013
07

Categoria: Storie galatinesi

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stadio specchia galatina

di Mauro de Sica

È trascorso ormai tanto tempo da quella storica partita di calcio disputata a Galatina sul campo di Piazza Fortunato Cesari, al centro del paese. Allora non esisteva lo “Stadio dei Diecimila” di Via Soleto, per cui le partite di pallone si giocavano sul grande spiazzo antistante all’edificio scolastico. Le dimensioni del terreno di gioco non erano molto grandi ma neanche tanto piccole: diciamo che quella piazza era una via di mezzo tra un campetto di periferia e un vero stadio. Ai galatinesi stava bene così, poiché, trovandosi a stretto contatto con i calciatori, ne sentivano gli sbuffi, le imprecazioni, le bestemmie, le parolacce, i lamenti per i falli subiti, le contestazioni e quant’altro. Le linee di fondo campo e quelle laterali si trovavano a non più di un metro dai tifosi, per cui il tifo era da anfiteatro romano e si faceva maggiormente sentire quando i biancostellati dovevano recuperare qualche gol. E allora il campo si trasformava in una vera e propria bolgia dantesca, ribollente e rumorosa, da incutere paura finanche alle pietre, figuriamoci ai giocatori avversari e all’arbitro, nei confronti dei quali erano lanciate invettive e minacce… da codice penale.

La piramide umana

Gen
2013
29

Categoria: Cultura e società

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senza tetto

di Rino Duma

Parto da una premessa. Come gli esseri umani, anche gli alberi sognano. Solitamente lo fanno d’inverno. Sognano di ricoprirsi di un rigoglioso mantello di foglie, di mettere fiori a bizzeffe e frutti a bizzeffe, per poi donarli all’altrui vita. È questa l’unica finalità che connota la vita degli alberi, oltre a quella legata alla loro riproduzione. Anche gli animali sognano, sognano ogni notte come gli umani. Il sogno ricorrente degli insetti è di succhiare polline in gran quantità, di mangiare foglie, di alimentarsi di bacche o di altri insetti. I predatori, dal loro canto, sognano di rincorrere una preda e di cibarsene, mentre quest’ultima spera di sfuggire, di non imbattersi nel suo eterno nemico o, magari, di trovarsi in un prato dove rimpinzare, con sazietà, lo stomaco.

Categoria: Storia salentina

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giovanni pascoli

Era solita starsene in disparte, come tutti gli altri barboni del quartiere. Atomi destinati a rimanere tali, senza il barlume di un contatto affettuoso degno di chiamarsi cosi. Puzzava più dei bidoni dell’immondizia vicino ai quali dormiva. Come tutti gli altri, del resto, quelli che speravano in qualche avanzo di cibo, la sera, quando spesso si rischia di impazzire per la fame, si diventa nervosi e si beve, si continua a bere per dimenticare i dolori e l’accidia e i possibili sogni, più pericolosi della fame.  Lei non beveva, ma trovava pace nelle frasi senza senso, sconnesse, che borbottava tra sé e sé. Era solita starsene sempre in uno stesso angolo, la sua casa di cartoni e stracci,le parole sussurrate a quel vento putrido che l’avvolgeva. Alcuni altri usavano un carrello del supermercato come giaciglio, scomodo e semovente, lei aveva quel suo cantuccio, dove le stelle l’avrebbero trovata sempre. Una sera di dicembre come tante. Gelida, fuori. Ghiacciata, dentro. Per lei. Nonostante i tanti strati di lana raccattata chissà dove che aveva addosso. Una bambina ed una mamma a passeggio, come tante.

Categoria: Storia salentina

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nicola cesari linformale mistico

Nicola Cesari, pittore di Maglie, porta voragini del sogno, del ricordo, del desidero, porta l’abisso nei suoi quadri. Suo professore all’istituto d’arte G. Pellegrino fu Vittorio Bodini, un genio pieno di orgoglio e di noia, pieno di vertigini ancora oggi poco compreso, un poeta scuro e duro che si vede fino in fondo al cuore, uno imparagonabile, incomunicabile, assurdo, condannato a giustificare le sue fughe e i suoi abissi. Un incontro che sarà fondamentale per la cultura artistica del giovane allievo. Nicola Cesari è artista finissimo, aristocratico, un ricercatore e sperimentatore, che svolge contemporaneamente l’attività di insegnante di discipline artistiche e di critico d’arte. La sua pittura è attratta inizialmente, come osserva Luigi Scorrano – dalle ustioni, dalle ferite, dagli strappi di Burri, o i frammenti delle cose quotidiane di un Rauschenberg, poi la ricerca pittorica e la sperimentazione si fanno incessanti e approda agli spazi cosmici.