Quel che resta del Padre

Apr
2013
28

Categoria: Interviste e opinioni

Nessun commento

Gustavo Pietropolli Charmet

Gustavo Pietropolli Charmet è uno psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, ha insegnato Psicologia dinamica all’Università di Milano-Bicocca e oggi presiede il “Minotauro”, un istituto che si occupa dell’analisi dei codici affettivi. L’ultimo suo libro, uscito in questi giorni s’intitola, La paura di essere brutti. Gli adolescenti e il corpo (Cortina Editore). Un grande clinico, uno dei massimi studiosi dell’età evolutiva. Subito dopo le elezioni di febbraio c’eravamo rivolti a lui per capire cosa era successo, in particolare per comprendere le ragioni profonde del successo della lista di Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle. Pietropolli Charmet aveva descritto il cambiamento avvenuto nella società italiana rispetto alla figura paterna, parlando del nuovo adolescente, fragile e spavaldo, com’è il titolo di un suo libro. Ne era emerso così il ritratto contradditorio e originale della “generazione 5 Stelle”.

Pietropolli Charmet chiedeva alle classi dirigenti di facilitare il ricambio generazionale, di non accentuare il conflitto. Ora, dopo le vicende della votazione del nuovo Presidente della Repubblica e la rielezione di Napolitano, un quasi novantenne ai vertici dello Stato, gli abbiamo chiesto cosa è accaduto.

Professore, in un celebre testo di Scorciatoie e raccontini il poeta Umberto Saba descrive  l’Italia – e siamo subito dopo la seconda guerra mondiale – come un paese di fratricidi, l’unico popolo che ha alla base della sua storia il fratricidio: Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani; e conclude dicendo che “gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli”. Siamo di nuovo nella medesima situazione? Grillo contro Bersani, Bersani contro Berlusconi, Berlusconi contro tutti.

Le do una risposta da psicoterapeuta. Ho l’impressione che il gruppo dei fratelli, litigiosi e fratricidi, abbia evocato lo spettro della guerra civile. Parole guerresche risuonate nelle dichiarazioni di Grillo nel web e in quelle di Berlusconi nei vari comizi. I fratelli in lotta per impadronirsi del corpo della Madre Patria hanno detto cose terribili gli uni degli altri, poi, di colpo, hanno invocato una figura paterna per amministrare la giustizia tra loro, per stabilire una tregua. Non hanno convocato un padre autoritario e castratore, come nel mito freudiano, bensì un padre che è accuditivo, affettuoso, che riesce a identificarsi con le istanze di tutti i fratelli. Una situazione nuova rispetto al passato. Quello che resta del Padre nella società italiana è questa figura incarnata da Giorgio Napolitano. Un uomo tenero, giusto, non aggressivo, un padre che difende la Madre Patria dagli eccessi dei fratelli ebbri di potere e di vanagloria. La sua rielezione contiene questa indicazione: State calmi, prendiamo tempo per svelenire i conflitti, diamo il potere di amministrare la giustizia a un fratello maggiore, poi vedremo cosa fare di questa eredità che volete spartirvi in modo cruento. Dopo questo periodo il Padre verrà mandato a riposare da questa ennesima fatica, come Cincinnato.

Allora siamo in presenza di leader politici che sono come degli adolescenti litigiosi, dei nuovi Narcisi?

Certamente la figura simbolica di Grillo è quello di un adolescente. Lancia tuoni e fulmini contro tutti. Poi dopo l’elezione del Padre minaccia subito una marcia su Roma, quindi ci rinuncia, cala a Roma e tiene una conferenza stampa, dove parla di golpettino furbo. Berlusconi è anche lui un eterno adolescente; è il play boy che tutti ammirano, ma che sanno perfettamente quanto sia inaffidabile. Lo votano, in odio e in opposizione agli altri, ma quanto a governare…

E Renzi, anche lui si presenta sotto queste vesti di adolescente?

Più che mai è un adolescente; è il figlio che vuole rottamare i padri. Questo è il tema importante. Allora, da un lato si chiama il Padre-Nonno, Napolitano, che serve per placare gli animi, sapendo che non sarà una figura paterna minacciosa, ma appunto, come ho detto, che invece accudisce i figli, li placa. Dall’altro, c’è un problema che si potrebbe sintetizzare come un complesso di colpa.

Cosa significa? I figli-fratelli litigiosi soffrono di un senso di colpa? Verso chi?

C’è un tabù, se così possiamo dire, che impedisce di fare il ricambio generazionale con calma e secondo i modi consueti nella successione delle varie generazioni, e che scatena, di converso, la violenza verbale verso i Padri che si vogliono abbattere o ghigliottinare: il senso di colpa per quello che si sta per fare, che si dice di voler fare. Voglio dire che, nonostante tutto, i figli-fratelli non vanno fino in fondo nella loro rivoluzione, non uccidono il Padre, e alla fine sono costretti a chiamare il Padre-Nonno per placare gli animi, metterli d’accordo tra loro. Siamo in presenza di un parricidio che non arriva alla sua esecuzione pratica.

Questo confermerebbe la tesi di Saba, per cui in Italia non si fanno mai vere rivoluzioni. Ma come si evolverà la situazione?

Le rispondo da clinico, non da sociologo o politico, da psicoterapeuta che prova, come in questo caso, a interpretare fatti politici complessi con una chiave psicologica. Se lo spettro che si è palesato è quello della distruttività, della follia, che spaventa, come si sa prima di tutto coloro che la provocano,  allora possiamo dire che i fratelli ora sono arretrati. Siamo in una situazione che potrebbe durare. Si può ragionevolmente supporre che i fratelli staranno buoni per un po’, manifestando forme di litigiosità inconcludenti, come la minaccia della marcia su Roma.

La figura di Luigi Bersani, della sinistra che si candidava a governare il paese, come si pone in tutto questo?

Penso che alla fine prevarrà una sorta di pietas verso chi, come Bersani, senza la competenza dello statista, ci ha provato sottovalutando la violenza dei fratelli. Si è posto verso di loro come se volesse ammansirli, come un adulto dinanzi a dei monelli che deve placare. Ma non si è reso conto della carica di rabbia che non li faceva recedere. Ci ha provato con il Movimento 5 Stelle, ma non ce l’ha fatta. Bersani non è riuscito a essere un padre, quindi potrebbe anche scampare.

Ma Grillo lo accusava di appartenere al vecchio, di essere già morto.

Vero, ma sostanzialmente lo prendeva in giro, lo chiamava Gargamella, come il cattivo dei Puffi. L’obiettivo dichiarato dei fratelli era quello di decapitare il Re e la Regina. Grillo ha trattato Bersani come uno che siede temporaneamente al posto del Padre, ma non lo è. (Marco Belpoliti – www.doppiozero.com)

Lascia un Commento