Categoria: Senza categoria

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“E’ muertu don Ciccio, è muertu don Ciccio!”

“Nnaaah! Tuttu ti paru?… E comu è successu?”

“’Nu cuerpu, cumpare miu, li ìniu nu cuerpu e non c’è statu cchiù nnienzi de fare!”

La “notizia” corre veloce di bocca in bocca e in un paio d’ore tutta la città viene a conoscenza che il barone “don Ciccio” ha reso l’anima a Dio e che “bisogna” fare le condoglianze alla famiglia.

Subito dopo la notizia lungo la strada adiacente al palazzo baronale di don Ciccio si formano i primi capannelli di persone che commentano mestamente l’accaduto, diffondendo per la via un lugubre brusio, in attesa che il maestoso portone d’ingresso principale del palazzo venga aperto per le visite di circostanza non appena la salma sarà composta nel feretro.

Categoria: Cultura e società

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Pur avendo insegnato matematica, spesso e soprattutto nelle terze classi, mi sono ritagliato, a seconda delle circostanze, un piccolo spazio temporale per parlare di grandi tematiche, come la giustizia, la verità, la pace, la libertà, che ritengo siano i pilastri fondamentali su cui poggiano le fortune umane. Sono stati in tanti i ragazzi a rivolgermi un’infinità di domande, a molte delle quali non ho potuto dare risposte adeguate. Fossi stato il loro insegnante di lettere, mi sarei soffermato ad approfondire l’argomento, ma non era il caso che facessi “invasione di campo”, soprattutto per rispetto e deontologia professionale nei confronti dei colleghi deputati alla trattazione. Perciò, mi sono limitato a dare loro qualche breve suggerimento e poi subito a riprendere i temi tanto cari a Euclide, Talete, Pitagora, Tartaglia, i quali se ne stavano imbronciati in un cantuccio per il mio ‘palese’ tradimento.

Categoria: Storia salentina

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abbazia san mauro

Intorno all’anno 1000, oggi nell’agro di Sannicola ma un tempo nell’antico agro di Gallipoli, sulla collina dell’Alto Lido, a due km dalla ‘Città bella’, fu costruita l’abbazia di san Mauro, luogo di culto per monaci e fedeli di rito greco-ortodosso. Chi per primo informò gli studiosi dell’esistenza di questa abbazia fu Antonello Roccio il quale, in un suo manoscritto, oggi conservato nella Biblioteca civica di Gallipoli, intitolato Notizie memorabili dell’antichità della fedelissima città di Gallipoli (1640), a carta 303, scrive: «San Mauro, intorno al 1519, anno in cui sull’abbazia officiava ancora l’ultimo abate, e[ra] rovinata senza [altri] monici, solum con l’Abate, quale rende circa ducati 100 l’Anno».

Categoria: Storie galatinesi

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Titolo 1

Le bande comunali erano delle icone cittadine e rappresentavano un grande ed inestimabile patrimonio culturale. Un tempo aleggiava attorno a loro un fascino particolare, tanto da suscitare un vero e proprio tifo, un entusiasmo ed anche un forte campanilismo, un po’ come avviene oggi per le squadre di calcio. Generalmente le bande si formavano nelle categorie degli artigiani: barbieri, falegnami, scalpellini, calzolai, muratori, ecc.

Per imparare lo strumento musicale, non si frequentavano delle scuole di musica. Studiare presso un conservatorio era appannaggio esclusivo delle classi benestanti. I meno abbienti imparavano a suonare da autodidatti, sospinti dal coraggio e dalla passione per la musica. Alcuni ragazzi, addirittura, lo facevano di nascosto dal padre, perché l’unico imperativo al quale erano chiamati, considerate le precarie condizioni economiche, era quello di “pensare solo a portare pane a casa”. Quelli erano anni molto difficili per la stragrande maggioranza delle famiglie.

Categoria: Storie galatinesi

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1-Casarano-Anni-70-Scuola-Media-Alighieri-300x211

Era il primo giorno di scuola per quei ragazzini, classe 1965, che per la prima volta sedevano sui banchi della nuova scuola, una scuola totalmente diversa dalle Elementari, dove un solo maestro era chiamato ad insegnare le varie discipline. Gli studenti, seduti compostamente, aspettavano con impazienza, ma anche con palpabile paura, che entrasse in aula non più “il maestro”, ma “un professore”. Ma chi? Poco prima, attraversando il lungo corridoio in fondo al quale c’era la 1ªC, alcuni ragazzi avevano chiesto ad Oronzino, il bidello, chi fosse l’insegnante della prima ora.

La professoressa di lettere!” – rispose seccamente quello, senza troppo pensare e ancora un po’ alticcio per la bicchierata della sera precedente in osteria.

Categoria: Tradizioni e costumi popolari

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nardo

In Nardò, verso la metà degli anni ’50, sulla strada “ti mare”, proprio di fronte a “lu torrino” (cisterna sopraelevata dell’acquedotto) viveva un ricco signore molto conosciuto per la sua stazza, ben oltre i duecento chili, che lo costringeva a stare sempre seduto su una “poltrona” appositamente costruita per lui e lo limitava nei movimenti. All’epoca la zona era ai margini della città, quasi in aperta campagna, e la sua abitazione era situata al centro  di un podere di terra coltivata prevalentemente  a vigneto e frumento che si estendeva per oltre cinque ettari. Alla casa, di stile colonico,si accedeva attraversando un lunghissimo “stradone”, i cui margini erano delimitati da un rigoglioso pergolato di uva bianca a “candellino”, alberi di albicocche, cachi, prugne, pesche e terminava davanti ad una spaziosa aia ombreggiata da un secolare albero di “zezzi” (gelsi) che, innestato da mani sapienti, produceva due varietà di frutto: quello bianco più comune e quello rosso più raro, molto grosso e più gustoso.