scritto da on Curiosità e tempo libero

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golfo di gabes

Il Golfo di Gabès è morto. Uno dei luoghi turistici più affascinanti della Tunisia è stato devastato da un disastro ambientale tanto enorme quanto silenzioso, provocato dallo sversamento in mare di inquinanti. La Tunisia è il quinto esportatore al mondo di acido fosforico, usato sia per fertilizzare i campi in agricoltura che per conservare i cibi nell’industria alimentare. Viene estratto in diversi punti del Paese per poi essere trasportato qui, essere raffinato dalla Tunisian Chemical Group e poi spedito via mare. Al costo di 13mila tonnellate di inquinanti sversati in mare ogni giorno. Il Golfo di Gabès era un paradiso di piccoli pescatori, celebre per la pesca delle spugne e per la varia e rara qualità del pesce che il suo microclima garantiva, come il gambero reale. Si allunga per oltre 200 km, da Sfax all’isola di Djerba. Oggi i pesci sono spariti, non si pesca più, e molti lidi, come tutta l’area di Chatt Essalam, non sono balneabili, perché l’acqua è tossica.

scritto da on Libri, poesie e prosa

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alessandro bertante

Via Crespi a Milano è un taglio, una delle mille strade di una città che non è più Milano, ma piuttosto il crogiuolo di un’inedita comunità di solitari, ognuno avulso dagli altri per lingua, ambizioni e cultura. E parte dalla strada Alessandro Bertante, dai suoi odori e dai suoi codici misteriosi quanto plateali, per raccontarci di un uomo solo e in perenne combattimento che attraversa le miserie di un inferno dal fuoco spento, senza nemmeno più la compagnia di un passato rimosso e accatastato nel fondo di un’esistenza cinica e malinconicamente battuta e persa. Estate crudele si apre con un omicidio o meglio una sfida a duello, preludio di un duello permanente fatto di occhi straziati e di stanche legioni di rumorosi e strascicanti miserabili. La solitudine amara e cinica è pur tuttavia il cuore dell’unico sentimento a disposizione, che Bertante usa abilmente come lente rifrangente capace di analizzare e dare corpo a quello che troppo facilmente viene dimenticato essere bene o male un popolo, l’unico vero popolo che abita e vive le metropoli contemporanee.

scritto da on Interviste e opinioni

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Gustavo Pietropolli Charmet

Gustavo Pietropolli Charmet è uno psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, ha insegnato Psicologia dinamica all’Università di Milano-Bicocca e oggi presiede il “Minotauro”, un istituto che si occupa dell’analisi dei codici affettivi. L’ultimo suo libro, uscito in questi giorni s’intitola, La paura di essere brutti. Gli adolescenti e il corpo (Cortina Editore). Un grande clinico, uno dei massimi studiosi dell’età evolutiva. Subito dopo le elezioni di febbraio c’eravamo rivolti a lui per capire cosa era successo, in particolare per comprendere le ragioni profonde del successo della lista di Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle. Pietropolli Charmet aveva descritto il cambiamento avvenuto nella società italiana rispetto alla figura paterna, parlando del nuovo adolescente, fragile e spavaldo, com’è il titolo di un suo libro. Ne era emerso così il ritratto contradditorio e originale della “generazione 5 Stelle”.

Le tabacchine

apr
2013
23

scritto da on Storia salentina

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tabacchine 7

Alle ore 7.00 in punto di ogni giorno feriale, la sirena della “fabbrica” dei tabacchi chiamava a raccolta le tabacchine, giunte sul posto di lavoro almeno un quarto d’ora prima. Molte erano del luogo, ma altre venivano da paesi vicini… a piedi, ovviamente, qualsiasi fossero le condizioni meteorologiche. Non erano poche le volte che, per coprire i tre-quattro chilometri di strada, si imbattessero in un improvviso e inopportuno temporale, che le sorprendeva senza concedere loro alcuno scampo. Un albero fronzuto o un trullo disabitato le riparava per pochi minuti. Poi, appena smetteva di piovere, riprendevano la strada, aumentando l’andatura per recuperare il tempo perso. Erano fortunate quelle che raggiungevano il posto di lavoro utilizzando un carro coperto o, negli ultimi tempi, un pullman della Sud-Est.

scritto da on Storia d'Italia

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L'Italia dopo il Congresso di Vienna (1815)

PRIMA PARTE. Ancora una volta avverto la necessità di intervenire dalle colonne della nostra rivista per ribadire la mia opinione sulla tanto vexata quaestio legata all’Unità d’Italia e alle sue tragiche conseguenze. Premetto che la storia, che ci hanno fatto studiare e che tutt’ora viene impartita agli studenti, non è attendibile ed autentica, anzi. Poche le verità, tante le inesattezze, moltissime le menzogne… volute. Non consideratemi un revisionista storico di parte, né un rivendicazionista, né tantomeno un neo-borbonico (Dio mi scansi dall’esserlo!). Sono solo assetato di verità, al pari di Diogene da Sinòpe, il quale in pieno giorno gironzolava per Atene con una lucerna accesa alla disperata ricerca di un uomo “vero”. Prima di entrare in argomento, ribadisco, per chi ancora non lo sapesse, che la differenza tra le due parti d’Italia al momento della loro unificazione era minima, quasi irrilevante. Entrambe accusavano un netto ritardo politico e sociale rispetto ad altre nazioni europee, come Francia, Prussia, Gran Bretagna ed Austria.

Lu Ditteriu

apr
2013
01

scritto da on Tradizioni e costumi popolari

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E ora di pranzo!

L’agricoltura è stata sempre la forza trainante del nostro Salento. Si coltivavano l’ulivo, la vite, gli agrumi, gli ortaggi, il cotone, il tabacco, i cereali e via discorrendo. Qualsiasi tipo di coltura si adattava bene a questa terra, dotata di un clima abbastanza mite. Si esportava l’olio, il vino, la patata galatina, la cicoria galatina, il pomodoro galatina. Ogni pezzetto di terreno era coltivato e sfruttato dai nostri contadini; non vedevi, come puoi vedere tutt’oggi, vaste aree incolte e masserie dirute. Ogni zolla era dissodata anche tra i sassi, con il sudore dei contadini che scorreva lento lento tra le infinite rughe dei loro volti bruciati dal sole. Erano i nostri contadini che dettavano i tempi della coltivazione, della preparazione dei semenzai, della semina e dei raccolti. Erano loro che, forti della loro esperienza, stabilivano se un terreno fosse idoneo a questa o a quell’altra coltura. Erano dei veri e propri “dottori in agraria” o, come li definisco io, i “filosofi della terra”. Certo, non ci hanno lasciato scritto alcun trattato, ma ci hanno trasmesso, in eredità, la loro esperienza e ci hanno tramandato, di generazione in generazione, una miriade di dittèri, di proverbi, che manifestano la loro grandissima competenza in materia.

scritto da on Cultura e società

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san francesco

Tommaso da Celano nella seconda biografia dedicata a Francesco, che «Mentre il santo, rifuggendo come era sua abitudine dalla vista e dalla compagnia degli uomini, si trovava in un eremo, un falco che aveva lì il suo nido strinse con lui un solenne patto di amicizia. Ogni notte col canto e col rumore preannunciava l’ora in cui il Santo era solito svegliarsi per le lodi divine. Cosa graditissima, perché con la grande premura che dimostrava nei suoi riguardi, riusciva a scuotere da lui ogni ritardo di pigrizia. Quando poi il santo era indebolito più del solito da qualche malattia, il falco si mostrava riguardoso e non dava così presto il segnale del risveglio. Ma, come fosse istruito da Dio, solo verso il mattino faceva risuonare con tocco leggero la campana della sua voce. Non è meraviglia se le altre creature veneravano chi più di tutti amava il Signore» (cap. 127,168).